<zzzzzzzzz ([info]pabform) wrote,
@ 2005-11-28 18:17:00
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Le capitali del commercio sempre più ad est (ad inquinare).
Le nuove capitali dell'export crescono ad EstFrancia e Regno Unito si consolidano ma il futuro parla slavo.La Cina è guardata con sospetto: ancora poche opportunità di business a Pechino mentre cresce la concorrenza sleale per l'assenza di efficaci certificazioni sull'origine C'è ancora mezzo mondo da arredare. E l'industria del mobile non vuole mancare all'appuntamento. I contatti con Mosca, Kiev, Bucarest, Varsavia, Zagabria, sono sempre più frequenti, perché lì sono i mercati dell'immediato futuro, le maggiori opportunità di crescita. Paesi che dieci anni fa non esistevano neanche nella lista dei clienti, oggi si affacciano nelle posizioni più alte. In una fase difficile per l'economia internazionale, le imprese si consolano guardando a Levante, dove gli spazi sono immensi. E cercano di consolidare gli altri mercati, tra gli alti di Francia e Regno Unito e i bassi di Germania e Stati Uniti, con una vivacissima Spagna che avanza.
Un oggetto su due prodotto nelle aziende di mobili, salotti e illuminazione va all'estero. L'industria del mobile, da domani in primo piano ai Saloni di Milano, sta riequilibrando il suo portafoglio clienti, dove i nuovi nomi sono soprattutto slavi. L'anno scorso il fatturato del settore legno-arredo ha superato i 38 miliardi di euro (+2,4%): dentro c'è l'arredamento, dai mobili ai lampadari, che ha raggiunto 22,8 miliardi di euro (+1,8%). L'export è stabile - all'estero vanno arredi per oltre 10,6 miliardi (+1,3%) - e ha compensato le perdite in certi Paesi con i forti aumenti in altri. Le importazioni crescono (+13,7%) ma restano limitate e danno respiro al saldo commerciale, che sfiora nove miliardi.
Nella casa del made in Italy i mobilieri sono un pilastro. La solidità del 2005 si misurerà nei prossimi giorni, alla Fiera di Milano. “Quest'anno la crescita sarà simile all'anno scorso. Bisogna conquistarsi i mercati”, osserva Roberto Snaidero, presidente di Federlegno-Arredo. “La grande opportunità è senz'altro la Russia: da mercato potenziale è diventato reale e oggi è al sesto posto tra i nostri clienti. Dietro si muovono altri Paesi dell'Est: l'Ucraina già vale quasi cento milioni”. Snaidero spiega le opportunità ma poi parla del cuore delle vendite: in quattro Paesi si gioca metà del l'export. Francia e Regno Unito sono ai primi due posti e in forte crescita, seguiti dalla Germania che non smette di perdere peso e dagli Stati Uniti, che hanno avuto un tracollo (-13,9%) spinto dall'euro forte. L'attenzione è su Usa e Russia e non a caso il Salone andrà in tournée a New York e Mosca.
“Il made in Italy all'estero è sinonimo di innovazione e qualità: un primato difficile da mantenere, la sfida è continua”, dice Snaidero. L'anello debole della catena è nelle imprese più piccole. “Per ridurre l'impatto del costo della materia prima - dice Snaidero - stiamo studiando accordi con Paesi fornitori, come Russia e Romania”. L'altro passo avanti si può fare tra un capannone e l'altro. “Questo settore - sottolinea Snaidero - spende il 7% dei ricavi in innovazione, di design e di materiali. I piccoli non hanno risorse per la ricerca e allora bisogna incoraggiare la creazione di centri per il design al servizio delle imprese, come il Catas di San Giovanni al Natisone”.
Il design è irrinunciabile anche nell'illuminazione. “Il mercato italiano si è divaricato: crescono i prodotti a prezzi bassi e si difende bene l'alta gamma. Crollano i prodotti medi”, dice Carlo Guglielmi, presidente di Assoluce. E l'alta gamma traina le vendite all'estero, dove i produttori hanno realizzato metà dei 2,3 miliardi di ricavi del 2004 (+1%). Il futuro, quello che comincia domani a Euroluce, passa da Stati Uniti e Russia. L'anno scorso la luce ha registrato un altro aumento negli Usa mentre la Russia, come nell'arredo, è ormai il sesto mercato. La Francia è il cliente principale e la Spagna è quello più brillante. “Peccato per il dramma economico della Germania”, dice Guglielmi: è il secondo mercato ma i ricavi si assottigliano anno dopo anno.
L'Est è un'opportunità ma se lo sguardo va più lontano diventa un rischio. La Cina è il primo fornitore dell'arredo e del l'illuminazione e anche il primo copiatore. Guglielmi ha una sua teoria. “I maggiori danni li subiscono i copiatori italiani, scalzati dalle aziende cinesi che vendono a prezzi più bassi. Servono regole internazionali contro questo fenomeno: l'Europa deve adottare certificazioni efficaci sull'origine, sul produttore e sul prodotto. E se loro continuano ad avere barriere altissime all'ingresso della nostra merce, allora adottiamo la reciprocità: mettiamole anche noi. Anche perché passeranno decenni prima che la Cina diventi un mercato interessante”.
Alessandro Balistri</p>



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